Intervento in Aula sull'assestamento 2013 ~ Franco Codega

martedì 16 luglio 2013

Intervento in Aula sull'assestamento 2013

Già la Corte dei Conti, pochi giorni fa, lo aveva ricordato. La struttura dei nostri bilanici, in questi ultimi anni, dato l'incalzare della crisi, lascia ben pochi margini per una allocazione di poste dettate da una libera scelta strategica e progettuale. Considerate le risorse necessarie per la sanità, per i servizi sociali, per il trasporto pubblico, resta a mala pena il 15% risorse "libere", su cui poter fare delle scelte per una progettazione politica innovativa. Ed è quello che succede oggi, con questa manovra di assestamento, che ben pochi margini lascia all'inventiva, considerato che tutte le poste sono praticamente "obbligate".  Ciò vale ancora di più per le scelte che la precedente amministrazione regionale ha fatto, tra cui quella che personalmente non ho maio condiviso, di una politica di riduzione progressiva e costante di un debito, quello regionale, che era del tutto sopportabile. Tale operazione non ha fatto altro che sottrarre liquidità al sistema, aggiungendo austerità ad austerità. Ciò non ha quindi giovato all'economia regionale. Al contrario ha avuto effetti depressivi. Prova ne sono una serie di indicatori economici, di cui ogni tanto si viene a conoscenza, e che stanno a testimoniare questo "arrancare" della nostra economia rispetto al resto del nord-est del paese. Export nel primo trimestre del 2013: FVG -4%, Triveneto +2.1%. Dal 2009 il 4.4% delle imprese fallite: tra i primi posti in Italia. Nel 2012 crollo del mercato dell'auto: -26.6% rispetto alla media nazionale del 19.87%.

Eppure si è continuato fino all'ultimo con la politica della riduzione dell'indebitamento. Anche questo assestamento ne è una vittima. La decisione di ridurre nell'ultima Finanziaria un'ulteriore quota di 150 milioni di debito, ha contratto paurosamente le risosrse messe a disposizone, compromettendo il normale funzioanmento di interi comparti. Si veda per esempio la partita delle rette per gli asili nido, la formazione primaria, il Piano dell'offerta formativa e via dicendo.

E' chiaro che siamo di fronte alla necessità di un cambio di rotta. Il rilancio economico e sociale del Friuli - Venezia Giulia nel prossimo futuro, passa atrtaverso almeno tre linee di forza che vanno assolutamente percorse.

  1. Il recupero di risorse finanziarie. Va assolutamente ritrattato l'accordo Tremonti - Tondo sui 370 milioni che noi ci siamo impegnati a versare a Roma per un federalismo che non è mai partito. E allo stesso tempo deve essere rinegoziato il Patto di Stabilità, sempre con Roma, al fine di poter ampliare quegli spazi di manovra finanziaria che sono assolutamente essenziali per gli interventi e le attività dell'intero sistema degli Enti Locali della nostra regione.
  2. Il sostegno alle attività produttive e al mondo del lavoro attraverso tutti i sistemi che anche in questi anni abbiamo, quasi sempre consensualmente, messo in piedi: rifinanziamento dei vari fondi strutturali per immettere liquidità, politiche attive del lavoro, incentivi alle assunzioni e alle stabilizzazioni del lavoro, tenuta degli ammortizzatori sociali e, soprattutto, investimenti. Il nostro sistema non si riprenderà se non saprà riposizionarsi nel mondo globale attraverso un rinnovamento della qualità dei prodotti e dei processi che si imponga nei mercati dei diversi continenti.
  3. Inaugurare una stagione di colaborazione tra le diverse forze politiche nella nostra regione. In un momento storico di gravissima e perdurante difficoltà, siamo di fronte alla più grave crisi economica del dopoguerra. Non possimao uscirne se non con una grande capacità di sinergia tra tutte le forze politiche e sociali. Dobbiamo fare massa critica affinchè si possano portare a casa dei risultati significativi. Questo vale nei confornti di Roma, ma anche nella gestione delle partite che incidono sul nostro territorio. Riferendomi alla sola realtà di Trieste, non c'è chi non può scorgere che solo con il concorso di tutti, si potranno sbloccare delle partite che languono ormai da anni, se non decenni, e che bloccano paurosamente lo sviluppo del territorio: penso alla questione del Proto Vecchio, del Sito Inquinato, della Ferriera e via dicendo. Il clima che si è riscontrato nei lavori di commissione lascia ben sperare. E' stato un clima costruttivo e colaborativo. Io credo che i nostri cittadini si aspettino da noi non la politica urlata e litigiosa, ma la politica fattiva che è capace di dare risposte.
Ma intanto siamo a questo assestamento.

Le scelte fatte dalla Giunta sono del tutto condivisibili. Esse appaiono dettate, come dicevamo, in parte dalla necessità di coprire vuoti lasciati dalla Legge Finanaziaria 2013 di Tondo e in parte da scelte di buon senso: i 12 milioni per le politiche attive del lavoro, gli 8 milioni per l'abbattimento delle rette degli asili nido, i 6 milioni e mezzo per l'edilizia residenziaele, i 780 mila euro per la manutenzione della prima casa, i quasi 2 milioni per il fondo di rotazione nel settore agricolo...

Mi soffermo ora su alcune lacune, perchè particolarmente significative.

Si è dovuti interventire sul settore scuola. Innanzitutto perchè vi erano poste paurosamente carenti e bisognava parare il colpo. Così sono stati messi 700.000€  per potenziare i fondi per il trasporto scoalstico; è stato fornito di risorse adeguate, 2.800.000€  (prima era ridotto a zero!) il capitolo relativo al potenziamento dell'offerta formativa nelle scuole; è stata assicurata la seconda tranche per l'insegnamento della lingua friulana nelle scule; è stata garantita la posta per la prima formazione al sistema dell'istruzione eformazione professionale. Quello che colpisce è come si sia dovuto intervenire così significativamente in un campo, quello dell'educazione e dell'istruzione, che evidentemente era stato sotto considerato dalla precedente Giunta. Resta comunque ancora un nervo scoperto su questo settore: quello annoso dell'edilizia scolastica. A tutti sono note le condizione delle nostre scuole. Lasciarle negli stati in cui sono è un brutto messaggio che noi lanciamo ai nostri ragazzi. Il messaggio non verbale per cui le scuole sono l'ultima cosa che interessa all'amministrazione pubblica. Se questo è e resta il messaggio, gli stessi agiscono di conseguenza.

Università e ricerca. Accennavo prima, e tutti a parole sono convinti e non fanno che ripeterlo ogni giorno, che la ricerca e l'innovazione del sistema produttivo è uno dei filoni principe per il rilancio e la tenuta del nostro sistema produttivo. Però le azioni non sono sempre conseguenti! con gli scarsi fondi rimasti a disposizione, la Giunta ha giustamente cercato di implementare alcune poste a favore del sistema universitario (1.5 milioni), del Conosrzio dell'Area di Ricerca (150.00€), dell'OGS (250.000€) e del Sincrotrone (250.000€). Ma è evidente che qui va pensato, in prospettiva, un vero e proprio cambio di rotta. Anche facendo riferimento ai fondi comunitari, va messa in campo una strategia di rilancio vero e proprio. In Friuli - Venezia Giulia abbiamo un sistema universitario di ottimo livello, parchi scientifici di assoluta eccellenza. Dobbiamo cogliere la giusta opportunità che abbiamo davanti.

Sulla cultura il discorso è già noto. Anche qui, in passato, si è avuta una sottovalutazione dell'intero comparto. La cultura non è stata vista come parte del sistema produttivo ed ha rappresentato invece un settore a cui mettere mano per attuare risparmi. Negli ultimi quatrto anni il taglio medio è stato del 50%. I fondi poi messi in finanziaria non erano sufficienti per dare agli Enti neanche il minimo previsto dalla fascia. Il lavoro pertanto svolto dall'assessore per rimettere un po' a posto le cose è stato ed è sacrosanto. E' chiaro che anche qui siamo di fronte alla necessità di un riordino dell'intero settore. Con le risosrse calanti è chairo che dovranno essere fatte scelte per diminuire la quantità degli interventi, garantendo però la qualità.

Un ultima osservazione.

Anche nei momenti di crisi e di difficoltà emergono la cività e i valori di una comunità. La crisi è forte, ma non dimentichiamoci che la nostra crisi è senz'altro di carattere economico, ma anche e forse soprattutto morale. Cresce la povertà, ma aumentano anche le diseguaglianze. Aumentano i poveri, ma anche i super ricchi. Il reddito medio sarebbe sufficiente per una vita dignitosa per tutti. Se questo non avviene è perchè non abbiamo il coraggio, la forza morale per una equa distribuzione delle ricchezze. La crisi quindi è anche morale. Per questo non possiamo dimenticare un riequilibrio delle risorse a favore dei poveri di casa nostra (e tutte le politiche che abbiamo messo in piedi vanno in questa direzione!), ma anche un riequilibrio, per quanto simbolico, con le comunità povere con le quali la nostra gente ha contatti in diverse parti del mondo. Parti del mondo molto, ma molto più sfortunate di noi. E' incredibile come nei tre capitoli per la cooperazione allo sviluppo, la Finanziaria 2013 non abbia previsto nulla! Giustamente l'attuale Giunta vi ha posto rimedio, ma le risorse che ha potuto metterci (600.000€ in tre capitoli) non rispondono neanche lontanamente alle tradizioni di solidarietà e di condivisione comuni alle genti e ai giovani della nostra regione. L'auspicio è che si preveda nel prossimo futuro un'attenzione maggiore alla cultura della solidarietà tipica della nostra regione. 
Non aggiungiamo ad un processo di  impoverimento delle
risorse anche un impoverimento di civiltà!