La Giunta Tondo si contraddistinse
per una marcata chiusura riguardo l’accesso al welfare regionale da parte della
popolazione migrante, ma dopotutto questo era il “pedaggio” da pagare ad una
piccola forza della maggioranza del tempo, la Lega Nord.
Tra il 2008 e il 2009, vennero
approvati tutta una serie di provvedimenti che noi contestammo nelle sedi
opportune e che, come volevasi dimostrare, vennero dichiarate in contrasto con
la Costituzione, con la normativa nazionale vigente in materia e con le direttive
comunitarie. Le stesse norme vennero inoltre contestate anche dai tribunali
locali.
In data 30 giugno infatti usciva
l’Ordinanza R.L n. 530/10 del Giudice del Lavoro del Tribunale di Udine, che in seguito ad un
ricorso di un cittadino rumeno, per essere stato escluso, da parte del Comune
di Latisana, dall’accesso al Bonus Bebè, in ottemperanza alle leggi regionali
di cui sopra si è parlato, ha dato ragione al ricorrente e torto al Comune. Il
17 di novembre sempre il tribunale di Udine emetteva una ordinanza analoga contro
il Comune di Majano.
Il 9 febbraio 2011 esce la sentenza della
Corte costituzionale, la n. 40, che dichiara incostituzionali diversi commi
della legge regionale n. 24 del 2009. Era la legge che, di fatto, tagliava
fuori dall’accesso al sistema integrato dei servizi i cittadini comunitari.
Il 4 aprile intervenne l’ANCI regionale.
Eravamo ormai all’assurdo. Di fronte alla latitanza della Regione, di fronte ad
uffici che non davano risposte e scaricavano tutte le responsabilità sui Comuni,
di fronte ai Comuni che non sapevano più raccapezzarsi in una situazione che di
logico non aveva più nulla, il Presidente dell’ANCI regionale, a nome della associazione
intera, invitava formalmente tutti i Comuni della regione a disapplicare le leggi
regionali del settore.
In data 8 aprile 2011 venne comunicata una formale Procedura di infrazione
da parte della Commissione Europea nei confronti della Regione Friuli V.G. proprio
per le sue norme nei confronti degli immigrati e la relativa costituzione in
mora.
Venne così promulgata il 30
novembre la legge regionale n. 16/2012. Anche questa legge però non andava
bene. In Aula, in maniera chiara e solenne ne affermammo i chiari profili di
incostituzionalità. Ma non fummo ascoltati. Difatti, in data 27 gennaio 2012,
il Consiglio dei ministri impugnò anche la legge regionale n. 16. Ed è del 19
luglio 2013 la sentenza, la n. 222, della Corte costituzionale che dichiara la
illegittimità costituzionale degli articoli 2 e 8, comma 2, nonchè
dell’articolo 9 della legge.
Con questa nuova maggioranza
finalmente cambiamo musica!
Affermiamo il principio di
uguaglianza tra le persone residenti in regione stabilendo le priorità di
trattamento nell’accesso alle prestazioni sociali. Eliminiamo il requisito dei
24 mesi di residenzialità per accedere agli interventi economici erogati dai
Comuni. Si estendono anche agli stranieri, di cui all’art. 41 della Legge
286/1998, alcuni interventi a sostegno della famiglia, della natalità dell’edilizia
convenzionata e del diritto allo studio.