novembre 2013 ~ Franco Codega

mercoledì 20 novembre 2013

Celebrata in Consiglio regionale la Giornata Nazionale dell’Infanzia

Tra una normativa e l’altra, il Consiglio ha trovato il tempo di discutere una Mozione, presentata da tutti i Gruppi politici, per parlare della condizione dei bambini nel nostro Paese e nella nostra Regione. 
10 milioni e 837 mila sono i minori in Italia, due milioni di questi vivono in povertà e poco più di un milione versa addirittura in condizioni di povertà assoluta. L’iniziativa, promossa su sollecitazione dell’Organizzazione “Save the Children” si collega ad altrettante prese di posizione che in questi giorni vengono prese in altri 14 Consigli Regionali d’Italia. 

Cosa si chiede per la nostra regione? 
  • L’istituzione di un osservatorio sulla condizione di vita dei bambini e degli adolescenti; 
  • La reintroduzione della figura del “Garante per l’infanzia”, malauguratamente soppressa dalla precedente maggioranza di centrodestra; 
  • La definizione di politiche per contrastare le situazioni a rischio di disagio che riguardano i minori: la povertà innanzitutto, l’allontanamento dalle famiglie, la dispersione scolastica, le diverse forme di dipendenza.

Speriamo che dalle parole si passi ai fatti.

mercoledì 6 novembre 2013

Proposta di Legge n. 20: principio di uguaglianza

La Giunta Tondo si contraddistinse per una marcata chiusura riguardo l’accesso al welfare regionale da parte della popolazione migrante, ma dopotutto questo era il “pedaggio” da pagare ad una piccola forza della maggioranza del tempo, la Lega Nord.
Tra il 2008 e il 2009, vennero approvati tutta una serie di provvedimenti che noi contestammo nelle sedi opportune e che, come volevasi dimostrare, vennero dichiarate in contrasto con la Costituzione, con la normativa nazionale vigente in materia e con le direttive comunitarie. Le stesse norme vennero inoltre contestate anche dai tribunali locali.

In data 30 giugno infatti usciva l’Ordinanza R.L n. 530/10 del Giudice del Lavoro del  Tribunale di Udine, che in seguito ad un ricorso di un cittadino rumeno, per essere stato escluso, da parte del Comune di Latisana, dall’accesso al Bonus Bebè, in ottemperanza alle leggi regionali di cui sopra si è parlato, ha dato ragione al ricorrente e torto al Comune. Il 17 di novembre sempre il tribunale di Udine emetteva una ordinanza analoga contro il Comune di Majano.
 Il 9 febbraio 2011 esce la sentenza della Corte costituzionale, la n. 40, che dichiara incostituzionali diversi commi della legge regionale n. 24 del 2009. Era la legge che, di fatto, tagliava fuori dall’accesso al sistema integrato dei servizi i cittadini comunitari.
 Il 4 aprile intervenne l’ANCI regionale. Eravamo ormai all’assurdo. Di fronte alla latitanza della Regione, di fronte ad uffici che non davano risposte e scaricavano tutte le responsabilità sui Comuni, di fronte ai Comuni che non sapevano più raccapezzarsi in una situazione che di logico non aveva più nulla, il Presidente dell’ANCI regionale, a nome della associazione intera, invitava formalmente tutti i Comuni della regione a disapplicare le leggi regionali del settore.
In data 8 aprile 2011 venne comunicata una formale Procedura di infrazione da parte della Commissione Europea nei confronti della Regione Friuli V.G. proprio per le sue norme nei confronti degli immigrati e la relativa costituzione in mora.
Venne così promulgata il 30 novembre la legge regionale n. 16/2012. Anche questa legge però non andava bene. In Aula, in maniera chiara e solenne ne affermammo i chiari profili di incostituzionalità. Ma non fummo ascoltati. Difatti, in data 27 gennaio 2012, il Consiglio dei ministri impugnò anche la legge regionale n. 16. Ed è del 19 luglio 2013 la sentenza, la n. 222, della Corte costituzionale che dichiara la illegittimità costituzionale degli articoli 2 e 8, comma 2, nonchè dell’articolo 9 della legge.

Con questa nuova maggioranza finalmente cambiamo musica!


Affermiamo il principio di uguaglianza tra le persone residenti in regione stabilendo le priorità di trattamento nell’accesso alle prestazioni sociali. Eliminiamo il requisito dei 24 mesi di residenzialità per accedere agli interventi economici erogati dai Comuni. Si estendono anche agli stranieri, di cui all’art. 41 della Legge 286/1998, alcuni interventi a sostegno della famiglia, della natalità dell’edilizia convenzionata e del diritto allo studio.