Credo che
le parole di Papa Francesco in visita a Lampedusa siano favolose: “La cultura
del benessere ci porta a pensare a noi stessi, ci rende insensibili alle grida
degli altri”.
La nostra
società del benessere ci rende spesso ciechi e sordi davanti al dramma dei
tanti migranti che cercano rifugio nel nostro paese. Troppo assuefatti alla
sofferenza dell’altro non ci rendiamo conto di quanto anche la legislazione del
nostro paese crei talvolta sofferenza e discriminazione. Il reato di
clandestinità ha riempito le carceri di uomini e donne, colpevoli solo di
sfuggire dalla miseria e dalle persecuzioni. Per non parlare dei CIE, vere e
proprie strutture detentive. Chi compie un reato deve sicuramente essere punito
ma non è pensabile condannare alla reclusione chi fugge dalla miseria. Per toccare con mano questa
situazione, una delegazione di consiglieri regionali farà visita, nella
giornata di venerdì 26 luglio 2013, al “Centro di Identificazione ed
Espulsione” di Gradisca. Una cattedrale ormai simbolo dell’inadeguatezza e
iniquità di alcune norme ancora vigenti nel nostro paese.



