febbraio 2014 ~ Franco Codega

lunedì 24 febbraio 2014

Titolo V e istruzione: quali competenze per la Regione?

Autonomia della Regione nel settore dell’istruzione: con il seminario di ieri, si è fatto un passo in avanti . L’iniziativa promossa dal Forum regionale del PD e dal coordinamento regionale di SEL si è svolta in Sala Tessitori venerdì pomeriggio. Il compito era quello di comprendere quali nuove competenze potevano essere assunte dalla nostra Regione nel campo dell’istruzione e in nome della sua specialità. Interlocutori erano, oltre al sottoscritto, l’Assessore regionale all’istruzione Loredana Panariti, il costituzionalista  Leopoldo Coen, Laura Fasiolo del Pd e Rita Auriemma di SEL. Dopo una attenta analisi dei documenti di riferimento (Bozza di accordo Stato – regioni del 2010, Sentenze della Corte Costituzionale n. 13/2004 e n.200/2009) e del dibattito nazionale in corso, è emerso che molti sono i margini di cambiamento possibili. Titolari della programmazione e organizzazione dell’offerta formativa, potremmo richiedere la competenza di definire gli organici di tutto il personale delle scuole di ogni ordine e grado, fino all’assunzione di tutti i compiti attualmente gestiti dall’Ufficio Scolastico Regionale. Potremmo rivendicare la gestione di una quota oraria annuale del curriculum delle scuole per avvicinare lo studio dei giovani a tematiche di interesse regionale, considerata la “specialità” della nostra regione. Potremmo definire un organico rapporto tra istruzione e formazione professionale al fine di diminuire la dispersione scolastica e collegare maggiormente i corsi di studio alle opportunità occupazionali del territorio. Ed infine mettere in piedi molte iniziative di sistema per innalzare qualità ed efficienza del nostro sistema educativo: formazione per i docenti, potenziamento del tempo pieno, reti di coordinamento territoriale. La  “specialità” non si rivendica ma si “pratica”.

venerdì 14 febbraio 2014

Renzi defenestra Letta, quello che temevo è avvenuto

Quello che temevo è avvenuto. Renzi ha defenestrato Letta per sostituirlo nel ruolo di premier. Sinceramente non condivido nulla di tutto questo. Non il modo, non il contenuto. 
Il modo.
Non si va a sostituire un collega dello stesso partito, svilendo completamente la sua azione, dimenticando che tutto quello che ha fatto finora era stato legittimato dal voto di tutti i parlamentari dello stesso partito, ossia il PD. Significa delegittimare gratuitamente una persona che comunque aveva dimostrato competenza, tenacia e abilità. Ricordiamo che la sua tenacia aveva spaccato il PDL e messo Berlusconi ad un angolo. Sostituirsi allo stesso collega di partito è il peggio della peggior politica. Se c’erano programmi e proposte da avanzare poteva benissimo farlo nel ruolo di segretario dello stesso partito dell’ex premier. 
Il contenuto
Propone un cambio di passo, un nuovo programma di iniziative per far uscire il paese “dalla palude”. Annuncia un programma di legislatura. Ma tiene presente che non ha una maggioranza sicura in parlamento? Tiene presente che la attuale maggioranza ha dentro di sé anche il N.C.D. di Alfano che non è scontato che gli dia la fiducia? E che dovrà quindi negoziare con Alfano ogni proposta programmatica? E che questo costituirà anche per lui un “freno a mano” tirato nel cammino delle riforme?
Ieri Civati ha messo in rete un sondaggio secondo il quale il 96 % degli Italiani non ha proprio  gradito questa “staffetta”. Si è ancora il grado di rapportarsi al paese o siamo in piena  autoreferenzialità?

mercoledì 12 febbraio 2014

Letta, Renzi e l'errore politico

In questi giorni si fa un gran parlare, almeno da parte dei media, di un Renzi che vuole mandare a casa Letta e prendergli il posto come premier. Se così stessero le cose (il condizionale è d’obbligo), credo che saremmo di fronte ad un clamoroso errore politico da parte di Renzi. La situazione di difficoltà del governo Letta non deriva sicuramente dalla sua incapacità propositiva o programmatica, ma dalla anomala maggioranza con cui deve fare i conti ogni giorno. Governare con il centrodestra, con la necessità di infinite e continue mediazioni, è come guidare una macchina con il freno a mano tirato. La difficoltà è nelle cose. E da questo si può uscire o con l’andare al voto, per costruire una nuova maggioranza, o con il ricostruire un nuovo patto programmatico con il Nuovo Centrodestra che sia di più alto respiro ed efficacia rispetto all'attuale. La prima opzione, per il momento non è possibile, almeno fintanto che non avremo la nuova legge elettorale. Resta la seconda opzione, che è poi quello che Letta si è ripromesso di fare. Compromettere questo tentativo di Letta da parte di Renzi, per irrompere lui stesso subito alla guida del governo, restando di fatto ostaggio delle stesse forze politiche che al momento lo sorreggono, esporrà lo stesso Renzi ad un inevitabile processo di logoramento che avrà l’effetto di appannarne l’immagine che al momento gode di “uomo nuovo”, pragmatico, l’uomo della svolta. Se anche lui resterà per diversi mesi (c’è anche la questione del semestre europeo) irretito in questa maggioranza composita, alle prossime elezioni avrà perso tutto quell'accredito di cui al momento gode. E questo il Partito Democratico non può permetterselo. Ma neanche l’Italia.