Ieri pomeriggio ho partecipato alla giornata di apertura del corso di formazione, rivolto a docenti e a educatori, sul progetto "Consigli Comunali dei ragazzi di Trieste" dal titolo "SE IO FOSSI SINDACO". E' la prima volta che a Trieste viene attivata un'esperienza di questo tipo e gli obiettivi che si prefigge sono alti:- Avvicinare i ragazzi al tema della partecipazione e della cittadinanza attiva
- Aumentare il senso di appartenenza alla comunità
- Rendere i ragazzi protagonisti e partecipi delle scelte
La nascita di un Consiglio Comunale dei ragazzi anche a
Trieste, non può che vederci favorevoli. Se non vogliamo però che la cosa
si trasformi in una iniziativa di facciata, dobbiamo renderci conto di cosa
questa operazione comporti: una radicale messa in discussione
dell’atteggiamento che spesso noi adulti
abbiamo nei confronti dei ragazzi e dei
giovani in genere.
Innazitutto domandiamoci: crediamo davvero nei ragazzi? Rispettiamo davvero la loro
identità profonda?
Sette sono le parole chiave, cartina al tornasole per
verificarlo:
- SOGGETTIVITA': i ragazzi non sono gli "oggetti" della nostra azione educativa o di trasferimento di istruzione, ma i soggetti di una stagione e modalità di crescita che noi dobbiamo rispettare.
- PUREZZA: i ragazzi sono espressione di una verginità di valori, che spesso noi abbiamo smarrito. Il loro "senso della giustizia" spesso è acerbo e ci disturba, ma non dobbiamo aver paura di lasciarlo esprimere, anche se questo ci mette in crisi. Un educatore che non si fa mettere in crisi dai giovani che ha davanti vuol dire che ha sbagliato mestiere.
- ORIGINALITA': il punto di vista dei ragazzi è diverso dal nostro. Noi tendiamo a mettere ogni questione in una casella di un mosaico già precostituito. In loro il mosaico non c’è ancora. La loro originalità ci disorienta. Ma va accolta.
- CREATIVITA': Il nostro agire quotidiano ha un andamento ripetitivo e talvolta stantio. Il loro modo di procedere è quello di innovare giorno dopo giorno. Lasciamo spazio a questa creatività, sarà fertile di frutti.
- ENTUSIASMO: i ragazzi sono esuberanti, esprimono, giorno per giorno, cosa per cosa, la meraviglia della vita. E questo si trasforma in energia. Guai soffocare questa energia.
- RESPONSABILITA': i giovani sanno cosa significa "prendersi cura", "farsi carico" del problema degli altri. Non trasformiamo la scuola, l’educazione in un fatto meramente cognitivo. Essa deve essere soprattutto palestra di relazioni "nuove", capaci di trasformare ogni gruppo di lavoro in "comunità di vita".
- AMICIZIA: se le precedenti sei parole sono messe in pratica i ragazzi riversano tra di loro e su tutti gli adulti che a loro stanno vicini vero affetto e amicizia, e la scuola, il gruppo diviene una vera comunità.



