marzo 2013 ~ Franco Codega

giovedì 28 marzo 2013

Scuola, un mondo da salvare (e rilanciare)

La cultura e la scuola poste al centro della società del presente e del futuro.
 
Tanti contributi, priorità, come anche criticità e spunti per migliorare al centro di un incontro -Discutiamo di scuola, garantiamo il futuro- in cui, al Circolo della Stampa e in un giorno in freezer, si è parlato della Scuola quale istituzione intesa come formazione professionale, edilizia scolastica, orientamento e diritto allo studio nonché valorizzazione della persona e dei suoi diritti nel contesto di una crescita personale e dello sviluppo di una partecipazione democratica consapevole.
 

Molti sono stati infatti i temi su un piatto che, con un occhio anche alla scuola della prima infanzia, presenta più punti oscuri che altro. Parliamo ad esempio di strutture cadenti figlie di una manutenzione ordinaria resa spesso impossibile dalla cronica mancanza di finanziamenti per l'edilizia scolastica. L'impossibilità d'intervento ha fatto sì che la situazione peggiorasse fino a rendere necessari eventi di ampio respiro ai quali però, ancor a una volta non corrispondono i finanziamenti necessari.
In proposito si è parlato anche della necessità di sbloccare somme già stanziate per interventi edilizi ora bloccate dal vincolo di patto di stabilità, dell'importanza di maggior investimenti sul diritto allo studio.
 
Già, gli investimenti. Difficile non ricordare come la scuola sia la principale istituzione del Paese e come tale essa vada considerata come un settore in cui investire per formare cittadini consapevoli di un diritto di cittadinanza che sarà il loro domani.
Tuttavia perché questo sia vero e venga davvero valorizzata la qualità presente nel nostro sistema scolastico, è necessario fornire ad essa i necessari strumenti.
Infatti, come richiesto anche dalle giovani generazioni, è fondamentale affrontare il tema non solo della sicurezza delle scuole ma anche quello della didattica e della funzionalità degli spazi per un insegnamento che rispetti e rispecchi la domanda di sapere dei nostri studenti.
 
Non ci troviamo più, infatti, nell'epoca della lezione frontale chiusi in una classe: laboratori, biblioteche, strumenti didattici informatici, interfaccia con il mondo del lavoro concorrono alla formazione di qualifiche professionali e anche di una cultura imprenditoriale oggi troppo spesso quasi completamente assente. Il tutto finalizzato anche all'abbattimento di fenomeni quali l'abbandono scolastico, il dropout, le ripetenze, i quali significano la forte presenza della disoccupazione giovanile in tutta Italia.
Chiaramente non è pensabile che questo venga realizzato in mancanza di sedi non solo sicure e adeguate ma che assomiglino anche a luoghi confortevoli e in cui sia piacevoli studiare e sempre meno a un semplice "deposito" per studenti. In questi spazi, infatti, passano la maggior parte della loro vita, studenti, insegnanti e collaboratori scolastici.
Strutture belle e accoglienti, risorse professionali e finanziarie stabili nonché un alleggerimento burocratico sono un passo fondamentale per rimettere la scuola ed il cittadino al centro della nostra democrazia e del sistema Paese.
 
Infatti, garantire a tutti un diploma o un'adeguata classifica professionale non è solo un dovere ma anche una necessità per lo sviluppo di Trieste, della Regione e dell'Italia intera.
 
Per tutte le altre considerazioni fatte in questo incontro ricco di spunti vi rimando ai video qui sotto cioè Scuola-Il punto di Franco Codega e "Discutiamo di scuola, garantiamo il futuro", cioè il video dell'intero incontro dalla A alla Z.
 
Buona visione.

Scuola-Il punto di Franco Codega

 
Discutiamo di scuola, garantiamo il futuro


Pari opportunità:donne nei consigli di amministrazione


La Regione prenda lezione dalle Assicurazioni Generali!

Nella prossima Assemblea del Leone prevista per il 30 aprile, ben tre donne entreranno nel Consiglio di Amministrazione della massima società assicurativa italiana.
Un bel segnale di rinnovamento e di apertura a chi con grande difficoltà nel nostro paese riesce ad assurgere a ruoli dirigenziali.
Non è stato così invece per la nostra Regione. Alcune settimane fa la Giunta delle Nomine in Consiglio regionale ha deliberato il nuovo Consiglio di Amministrazione della nuova ATER unificata: 10 componenti, nessuna donna. Eppure non mancano certo in regione donne di alta professionalità, preparate a svolgere ruoli significativi in questi Enti. Al di là della opportunità, non si è neanche tenuto conto della normativa in vigore, la Legge n. 120/del 2011 e successivo regolamento che prevedono che nei Consigli di Amministrazione e nei Collegi sindacali almeno un terzo dei membri debba appartenere “al genere meno rappresentato”. Non credo che la norma non fosse conosciuta, ma evidentemente dalle nostre parti il “maschilismo” è duro a morire. 

domenica 24 marzo 2013

Discutiamo di scuola, garantiamo il futuro

Discutiamo di scuola, garantiamo il futuro. 

Un viaggio all'interno della scuola del nostro territorio, dei suoi problemi e dei suoi punti di forza. Valorizzare la specialità, con un occhio all'integrazione delle offerte formative del territorio in una prospettiva regionale che avvenga comunque nel rispetto dei rispettivi piani provinciali.
Per rimediare infatti ai danni causati dalle riforme a livello nazionale, è necessario garantire un potenziamento dell'offerta formativa garantendo quel rinnovamento metodologico-didattico che al giorno d'oggi è inevitabile.
Così com'è indispensabile guardare al diritto allo studio con un pacchetto di misure che preveda il pagamento del 100% delle graduatorie delle borse di studio regionali, il rispetto e la corretta applicazione della Carta dello Studente nonché l'abbattimento delle barriere architettoniche investendo al tempo stesso sulla sicurezza degli edifici scolastici rendendoli effettivamente a norma per dare agli studenti un posto sicuro in cui studiare che sia degno di un'istituzione importante come la Scuola. Un luogo non solo dignitoso ma anche accogliente e confortevole per tutti: studenti, insegnanti, personale tecnico amministrativo e così via.
Tutto questo passa attraverso il no ad ulteriori tagli, l'internazionalizzazione e la creazione di una rete scolastico-professionale anche grazie ad uno strumento importante come l'Osservatorio dell'istruzione e l'attivazione di forme di governo territoriale.
Di questo e molto altro parleremo insieme oggi alle 17:30 in un incontro al Circolo della Stampa in Corso Italia 13 a Trieste con esperti del settore come Adele Pino, Antonella Grim, Daniela Paci, Mario Zucca, Daniela Cellie, Franco De Marchi Lucia Negrisin. 
L'incontro sarà moderato da Anna Rosa Stalio, dirigente scolastico, con la conclusione di Franco Codega, candidato al Consiglio Regionale e molto impegnato, tra le altre, sulle tematiche dell'istruzione e della scuola. 

Vi aspetto oggi alle 17:30 al Circolo della Stampa, in Corso Italia 13, a Trieste.
A dopo!!

BENVENUTI

Ciao a tutti.


Vi dò il benvenuto online con un nuovo sito che vuole essere la carta d'identità della mia attività politica su Internet. In questo senso, infatti, oltre a postare i vari comunicati stampa e le mie riflessioni su determinati temi politici e non, ci sarà anche spazio per le mie proposte politiche scaricabili cliccando sulle etichette in cima alla pagina. 

Senza contare la possibilità di leggere i miei tweet e visionare la mia attività su Facebook  e, sempre tramite Facebook, commentare i vari post e tante altre novità e funzioni utili. 

 
Perché questo nuovo sito?

Innanzitutto per rinnovare il precedente e stare al passo con le nuove tecnologie ma, soprattutto, per gestire in modo sempre più chiaro e trasparente la mia azione politica e il mio rapporto con l'elettorato. Del resto, il voto è fiducia, che non deve mai venire a mancare nei rapporti tra elettore ed eletto. Proprio quest'ultimo è, infatti, il braccio del cittadino nelle istituzioni cioè colui che lo rappresenta e al quale deve ovviamente dare la possibilità di verificare il proprio agire politico ed anche di interagire direttamente con la persona che ha eletto.
Esattamente a questo deve servire questo sito: a comunicare e mantenere un rapporto bilaterale tra cittadini e loro rappresentanti.


Detto questo, vi dò il benvenuto nel mio nuovo sito e vi invito a commentare, a scrivermi e se, vi interessa o vi piace quello che scrivo, a condividere sui social network o anche via mail, i vari post.



Grazie a tutti 

martedì 19 marzo 2013

SERVIZIO TRADUZIONE NELLE SEDUTE D'AULA - comunicato stampa


Trovo profondamente sbagliata e per certi versi deplorevole la piega che ha preso la disputa sui 35.000 euro spesi per il servizio di traduzione degli interventi nel consiglio. Per due motivi.
Innanzitutto ci riempiamo sempre la bocca, quando dobbiamo giustificare la “ specialità “ della nostra Regione, nell'invocare la presenza di almeno tre minoranze linguistiche nel nostro territorio e la necessità della loro tutela. E qual è il momento istituzionalmente più significativo e simbolicamente più rilevante che permettere alle diverse specialità linguistiche di esprimersi se non quello degli interventi nel Consiglio regionale che è appunto espressione della unità e pluralità di questa nostra Regione “speciale“ ?
In secondo luogo, se lo sloveno, il friulano e il tedesco vengono poco utilizzate (da qui l’apparente “ spreco di denaro pubblico“) ciò è dovuto principalmente allo scarso senso democratico di molti colleghi consiglieri. Basta assistere alla scena in aula. Ogni volta che un collega interviene nella propria lingua madre, si contano sulle dita di una mano i consiglieri che si attrezzano dell’auricolare per sentire la traduzione. E’ giocoforza pertanto, per questo collega, se almeno vuole essere ascoltato, dover fare a meno della traduzione e fare l’intervento in italiano. Ma questo è più cifra della mancanza di rispetto e di volontà di ascolto, e cioè di senso democratico, di molti nostri colleghi che non della inutilità del servizio di traduzione. 

LEGGE SULLA GRANDE GUERRA - comunicato stampa


Questa mattina la commissione sesta del Consiglio regionale ha licenziato la proposta di legge n.229 sulla Tutela e valorizzazione del patrimonio storico–culturale della Prima guerra mondiale. Era una legge necessaria, in vista della ormai prossima commemorazione del centenario, ma l’impostazione generale della legge ancora non ci soddisfa. Si poteva e si doveva fare di più.

Innanzitutto permane uno sbilanciamento della norma sul versante museal-turistico, con la messa in sordina della dimensione culturale dell’evento. La commemorazione dei cent’anni dalla Grande Guerra, non poteva non trasformarsi nella occasione di aprire una grande stagione di riflessione, sulle contraddittorie vicende della sorte umana, sulla realtà dei conflitti tra popoli e sulla capacità o incapacità dell’uomo di risolvere tali conflitti se non con la violenza e lo scontro guerreggiato. E questo era opportuno proprio per i cittadini di questa Regione che più di tutti hanno vissuto sulla loro pelle l’enorme lutto e sofferenza che quei tragici fatti hanno comportato. Invece l’impianto è tutto rivolto alla ristrutturazione o manutenzione dei reperti materiali (forti, fortificazioni, cippi, monumenti, beni archivistici, ecc.) in una prospettiva di utilizzazione e valorizzazione turistica. Tutto sacrosanto, ma non può essere lo scopo principale di un provvedimento che intende promuovere la commemorazione di un così grande evento.

In secondo luogo c’è stata una ostinata non volontà di prendere in considerazione l’opportunità, anche restando nella dimensione materiale, di far rientrare nei contenuti della legge anche la costruzione di piccole opere monumentali (cippi, stemmi, lapidi e via dicendo) finalizzate a ricordare storie od eventi delle comunità locali riferite alla Grande Guerra. Motivare il diniego con la considerazione che la norma intende valorizzare l’esistente, sta appunto ad indicare una concezione dell’esistente solo "materiale". La memoria storica di una comunità intera non va valorizzata? E l’apposizione di una lapide è sempre il segno di una memoria che si fa "oggetto" a simbolo di una storia comune. Ma tutto questo non è passato.

Per questo ci siamo astenuti.

OMNIBUS INSUFFICIENTE SULLA CULTURA - comunicato stampa



Giunge notizia, tramite gli organi di stampa, che nella leggina “Omnibus“ che la Giunta sta predisponendo per il mese di marzo, verrà rinforzato il settore “ cultura “ per circa 550.000 euro.
Vogliamo ribadire con forza che tale cifra è assolutamente insufficiente.
Come abbiamo più volte ribadito mancano all'appello almeno un milione e mezzo di euro, anche solo per mantenere i tagli secondo le previsioni annunciate.
Mancano infatti 354.000 euro per garantire agli Enti a tabella che il taglio non sia superiore, come promesso, al 50% rispetto allo scorso anno. Mancano 200.000 euro per i contributi alle Province e Comuni capoluoghi previsti dalla stessa legge finanziaria. Mancano altri 412.000 euro per garantire, pur con un taglio del 30%, un minimo di disponibilità alle iniziative culturali ai sensi della L.R. n. 68/81 che altrimenti resterebbe completamente priva di fondi. Mancano in fine i 507.000 euro che, già previsti ad implementazione dei vari capitoli dei teatri, sono inopinatamente spariti in sede di dibattito in aula. Totale 1.473.000 euro. Una disponibilità minore significherebbe far morire interi settori della cultura. E non è proprio il caso.

DECRETO INACCETTABILE - comunicato stampa

Domani, in Conferenza Stato-Regioni, si discuterà dello Schema di Decreto relativo al diritto allo studio degli studenti universitari. Il testo predisposto dal Ministro dell’Istruzione di concerto con il Ministro dell’Economia risulta del tutto inaccettabile. Pone infatti delle forti restrizioni all’attuale regime di assegnazione ed erogazione delle borse di studio. I fondi per il diritto allo studio nel nostro Paese sono già ben lontani da quanto mettono a disposizione i nostri principali partner europei. Non è proprio il caso di introdurre nuove restrizioni. Infatti : i criteri di merito e la quantità dei crediti formativi richiesti per accedere o mantenere le borse sono decisamente inaspriti e potrebbero portare ad una riduzione delle borseI servizi abitativi vengono rincarati da un massimo di 145 euro mensili a 240 euro. Viene ridotto l’importo massimo di soglia del reddito per poter accedere alle borse, il che comporterà l’esclusione di un maggior numero di studenti. Si aumenta inoltre l’importo detraibile dalle borse di studio a fronte della fornitura di altri servizi resi da parte delle Università : servizio ristorazione, servizio abitazione. Il che significa ridurre complessivamente l’importo erogato. Invitiamo pertanto l’assessore Molinaro ad opporsi ad un testo siffatto e a richiederne sostanziali modifiche al fine di non penalizzare ulteriormente gli studenti universitari della nostra Regione.

PROGRAMMA IMMIGRAZIONE 2013 - comunicato stampa

Ieri la Giunta regionale ha approvato il Programma Immigrazione per l’anno 2013. La presenza degli immigrati nella nostra Regione cresce di anno in anno (siamo ormai a quasi l’8% della popolazione), ma i fondi messi a disposizione per la loro integrazione calano sempre di più: 3.622.000 euro erano i fondi, in totale, per lo scorso anno, 2.250.000 sono i fondi per questo anno. Ne fanno le spese soprattutto gli interventi per la istruzione e formazione (il bando per l’integrazione scolastica, i progetti territoriali e per azioni di supporto e servizi) che passano da una disponibilità di 2.038.000 dello scorso anno ai 980.000 euro di questo anno. Gli interventi per la protezione sociale subiscono un crollo verticale, passando dai 752.000 euro dello scorso anno ai soli 80.000 euro di quest’anno, anche se si deve attendere ancora la assegnazione statale e comunitaria che dovrebbero far risalire sensibilmente la quota. E’ da evidenziare positivamente la tenuta dei fondi per i servizi sociali e territoriali di informazione, che lo scorso anno hanno avuto una battuta di arresto di ben sei mesi. Però i 490.000 euro disponibili sono ben lontani dalle esigenze del territorio e da quanto in passato garantito (circa un milione di euro). Del resto, da una Giunta costantemente condizionata dal “Verbo padano”, era difficile pensare a delle poste più adeguate.